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STUDIOPOINT

IL VINCITORE DEL FESTIVAL DI SANREMO 2018

Alessandra Carraro 11-02-2018 300

Il nome del vincitore della 68esima edizione del Festival di Sanremo 2018 potrebbe tranquillamente essere la prima parola di questo articolo. Ma poi nessuno andrebbe avanti a leggere, e invece io voglio raccontarvi di come funziona il Festival “dietro le quinte”.

Ho seguito il Festival di Sanremo 2018 dalla sala stampa Lucio Dalla, lo spazio dedicato alle web radio, i siti web e le testate “minori”. Quindi si, circa a metà dell’articolo vi dirò chi ha vinto cosa, ma prima meritate di sapere. Cominciamo dall’inizio.

La prima parte dell’ultima serata è stata all’insegna degli errori: il buon Murphy c’aveva visto lungo, tutto quello che poteva andare storto l’ha fatto.

Claudio Baglioni sbaglia il titolo della canzone di Ultimo “Ballo delle incertezze”, annunciandolo come “Ballo delle apparenze”.

Ultimo, per non far passare Baglioni come un pirla totale, ha pensato bene di scordarsi per un breve ma lunghissimo momento il testo della canzone che ieri sera gli ha fatto vincere Festival di Sanremo 2018, sezione Nuove Proposte.

Finché a un certo punto è successo il panico. Mamma Rai è crashata, la linea della sala stampa è saltata proprio nel momento in cui una delle canzoni più famose della Pausini era pronta per essere cantata a squarciagola dalla metà dei giornalisti presenti. E sono volate le maledizioni: cosa lo paghiamo a fare il canone??

Il Festival di Sanremo 2018 è stato proprio il superbowl italiano, con l’inefficienza tipica del bel paese. Molto nervoso.

Quest’anno, come dicevo, ho seguito il Festival di Sanremo 2018 dalla sala stampa. Ho scoperto che questo luogo magico durante il Festival di Sanremo diventa peggio della curva sud durante il derby Roma - Lazio.

Cori, balli, scommesse indecenti (“se vince Ultimo ti bacio”, ed è successo davvero), insulti per giudizi discordanti su artisti ed esibizioni, urla improponibili appena “dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio”, e birra. Si, perché nei dieci giorni che ho passato nella sala stampa Lucio Dalla per seguire il Festival di Sanremo 2018, non sono mai riuscita a pagare per avere dell’alcol: open bar, “assaggini”, gente che ti offre da bere a buffo. Paradisiaco.

Ogni notte, dopo le serate, c’erano sempre almeno due o tre feste con open bar in cui in un modo o nell'altro riuscivi a entrare. E in un attimo erano le 5 del mattino.

Alle 11 la giornata in sala stampa ricominciava. Se mi avessero detto che l’esperienza di inviata al Festival di Sanremo 2018 sarebbe stata più simile a un rave di 5 giorni, avrei provato ad andarci molto prima.

Scherzi a parte, si lavora, si scrive, si twitta, si telefona, si fissano interviste, si fanno le interviste, si litiga coi manager, si montano video, si caricano i podcast, si fanno storie su instagram e post su facebook e centomila altre piccole cose che ti fanno volare le giornate.

Valeva la pena aspettare per conoscere il risultato del vincitore del Festival, no? Comunque, ecco a voi.

I RISULTATI

Ermal Meta e Fabrizio Moro sono i vincitori del Festival di Sanremo 2018.

Ron vince il Premio della Critica “Mia Martini” con 25 voti.

Ornella Vanoni vince il Premio “Sergio Endrigo” per la migliore interpretazione con 68 voti.

Lo Stato Sociale vince il premio della sala stampa “Lucio Dalla” (quella in cui stavo io, ma solo i pubblicisti iscritti all’albo potevano votare) con 77 voti.

Mirkoeilcane vince il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, assegnato dalla giuria degli esperti.

Max Gazzè vince il Premio Bigazzi per la miglior composizione musicale.

Ermal Meta e Fabrizio Moro vincono il premio Tim Music, per la canzone più ascoltata sull’App Tim Music, sponsor ufficiale del Festival di Sanremo 2018.

Comunque la vogliate mettere, il vincitore del Festival di Sanremo 2018 è solo uno: l'inossidabile Claudio Baglioni.

LE PAGELLE

Luca barbarossa Passame er sale: 7 – Ballata intima, il dialetto romano veicola emozioni che l’italiano trascura. In questo pezzo il dialetto è un valore aggiunto, non un segno di tarantella regionale. Forse poco apprezzabile da chi di Roma non è, come nel mio caso. Di nicchia.

Red Canzian Ognuno ha il suo racconto: 7,5 – rock scoppiettante, coinvolgente, emozionante

The Kolors Frida (mai, mai, mai): 6,5 – Continua a sembrarmi troppo simile a bye bye degli nsync

Elio e le Storie Tese Arrivedorci: 8,5 – Ad ogni ascolto mi si stringe di più il cuore. Ogni volta che sento questo brano vedo un pilastro della musica italiana sgretolarsi. Quando il trash non era ancora mainstream, gli Elii hanno costruito una carriera fondendo ironia, talento, e prese per il culo. Ci mancherete.

Ron Almeno pensami: 8 – Lucio Dalla rivive nella voce di Ron. Delicata, vibrante, arriva dritta al cuore come una freccia scoccata. Probabilmente uno dei brani che sopravvivranno anche dopo la Kermesse. Immortale.

Max Gazzè La leggenda di Cristalda e Pizzomunno: 9 – Non riesco a togliermi dalla testa l’idea che la canzone sia un remake ben camuffato di Favola dei Modà. Però io ho adorato Favola dei Modà. Che posso farci, io tifavo per lui. Sarà per la prossima.

Annalisa Il mondo prima di te: 7 – La ascolto e la riascolto, non riesce a trasmettermi niente. Vocalmente travolgente, fa ballare e cantare, nulla di più di una bella canzone radiofonica. Diciamo che se la sentissi a un concerto canterei, ma non tirerei fuori l’accendino. Niente di che.

Renzo Rubino Custodire: 8 Travolgente.

Decibel Lettera al Duca: 7 – Omaggio straordinario a David Bowie, pilastri della musica italiana, meritano un posto d’eccezione nei ricordi del Festival di Sanremo 2018. Umili, incisivi, sicuri della loro identità artistica. Complimenti.

Vanoni, Bungaro e Pacifico Imparare ad Amarsi: 6 – “Bisogna imparare a lasciarsi, quando è finita”. C’hai ragione Ornè, ti prego, lasciaci. Bella la canzone, avete vinto il premio per la migliore interpretazione, ok, adesso basta. Vi prego basta.

Giovanni Caccamo Eterno: 5 – La colonna sonora perfetta di un film di Federico Moccia. Se ne andrà com’è arrivato, silenziosamente. Ehvabbè.

Lo Stato Sociale Una vita in vacanza: 10 – Dieci per la lochescion, il menù, il servizio, il conto, e la vecchia che balla. Dieci per il semplice motivo che in sala stampa è partito un pogo che concerto di Caparezza levati. Dieci perché è partito il trenino, dieci perché qui dai 20 ai 40 anni si ballava e saltava, dai 40 in su si facevano video. Dieci per la calca e l’adrenalina. Diecimila.

Roby Facchinetti e Ricccardo Fogli Dopo l’energia data dagli Stato Sociale, anche la sigla dei Teletubbies sarebbe stata una hit. E invece, questi la fanno scendere in ogni circostanza possibile. Tutti che si lamentano che l’età pensionabile continua ad aumentare, gli unici due che non vogliono smettere di lavorare ce li siamo beccati noi. Che scesa.

Diodato e Roy Paci Adesso: 8,5 – Un mix perfetto di tradizione e innovazione. La tromba di Roy rende omaggio a una tradizione musicale di una generazione più adulta, ma con la voce di Diodato strizza l’occhio alla musica giovane, fresca, nuova. Spero che sapranno conquistare gli iPod delle nuove generazioni come hanno saputo stregare il palco del Festival di Sanremo 2018.

Nina Zilli Senza appartenere: 6 – Credo sia colpa mia. Tutte queste canzoni cantate da femmine per le femmine in difesa delle femmine mi fanno venire il prurito. E’ indubbiamente una bella canzone, eppure mi sta antipatica senza un motivo preciso. Non me lo spiego.

Noemi Non smettere mai di cercarmi: 5,5 – Melodia già sentita, nulla di nuovo. La classifica conferma. Poteva fare meglio.

Ermal Meta e Fabrizio Moro Non mi avete fatto niente: 9 – Questa è a mio parere la canzone più bella del Festival di Sanremo 2018. Potente, toccante, attuale, giusta. E’ la canzone giusta al momento giusto, che si schiera dalla parte giusta in un tema giusto. Dannatamente giusta.

Mario Biondi Rivederti: 6,5 – In questa settimana di Festival ho avuto l’incredibile occasione di vederlo dal vivo. Ero circa a due metri di distanza, lui era brillo e potentissimo. Purtroppo è stato penalizzato dall’uso della lingua italiana, che non consente le stesse sonorità dell’inglese. Va benissimo lo stesso.

Vibrazioni Così sbagliato: 7 – Bene, ma non benissimo. Forse sono la band sbagliata nel posto sbagliato. Hanno sicuramente più successo in altri contesti, o in altri tempi. Non è colpa loro.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo Il coraggio di ogni giorno: 6 – Melodia interessante, testo ricercato, ma non mi ha colpita. Ottimi sul piano artistico, ma poco incisivi. Tra tutti i partecipanti al Festival di Sanremo 2018, quelli che hanno lasciato meno il segno. E’ come quando devi nominare tutti i 7 nani, te ne dimentichi sempre uno. Peppolo Servillolo.

 

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