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Lo Spread Spiegato a un Bambino

Alessandra Carraro 02-06-2018 331

“Spiegamelo come se avessi soltanto quattro anni”, diceva Denzel Washington nel film Philadelphia. E aveva ragione, perché con il linguaggio dei bambini anche il più difficile dei concetti diventa accessibile ai più.

Sarebbe più comprensibile lo spread spiegato a un bambino? Scopriamolo.

Negli ultimi giorni parlano tutti di spread. Fino a qualche settimana fa, ne sentivamo parlare solo in coda ai telegiornali, senza che si entrasse mai nello specifico. Invece adesso, pare che le sorti del paese dipendano da questa magica entità finanziaria, e sono tutti interessati a capire bene cos’è esattamente lo spread.

Proverò a semplificare al massimo il concetto di spread, senza snaturarlo. Un po’ come se fosse lo spread spiegato a un bambino.

Mi immagino lo spread come una gara di corsa, a cui partecipano, diciamo, 28 corridori. Ogni atleta rappresenta uno stato europeo.

Supponiamo che ci sia un mercato di scommesse.

Tra gli atleti, ce n’è uno che arriva sempre primo. Perciò, scommettere su quel corridore è una puntata sicura, perché la vincita è assicurata.

L’atleta che vince sempre è, nel nostro caso, la Germania, l'Usain Bolt dello spread.

Gli altri atleti/paesi, si piazzano sempre, più o meno, nella stessa posizione. Il secondo atleta arriva sempre due secondi dopo la Germania, il terzo tre secondi dopo, e così via. Man mano che scendiamo in classifica, i rischi delle scommesse aumentano.

Come si traduce tutto questo nella vita reale? Fuor di metafora, lo spread è la differenza di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi, e cioè tra i BTP (Buono del Tesoro Poliennale) emessi dall’Italia, e il corrispettivo tedesco, il Bund.

Lo spread è la differenza tra il valore dei titoli di stato tedeschi e quelli italiani, più o meno come la differenza di tempo tra il risultato di Usain Bolt e quello di tutti gli altri atleti. Quindi, se dovessi semplificare al massimo in concetto, lo spread spiegato a un bambino sarebbe così, come una gara di corsa. (Un po' come quando gli eventi sportivi hanno quota 1.20)

Se un corridore è un atleta vincente, avrà degli sponsor e delle agevolazioni per comprare l’attrezzatura da sport. Se però uno dei partecipanti si fa male, o comincia a rendere meno sportivamente, scenderà nella classifica, aumentando il tempo che lo distanzia dal primo.

Quando gli scommettitori credono che quell’atleta arriverà molto lontano dal primo classificato, vorranno scommettere meno, gli sponsor investiranno meno in quell’atleta dando fiducia invece ad altri, che di contro accresceranno il loro valore, e così via. Di conseguenza, va a vantaggio dell’atleta tenere questa differenza di tempo (lo spread) molto bassa.

Un atleta forte è un paese stabile, che convince gli altri a scommettere su di lui e a sponsorizzare la sua attività. Se inizia a girare la voce che questo atleta litiga con la sua società, o vuole abbandonare lo sport, investitori e scommettitori lo vedranno come un atleta scarso o poco motivato. Quindi gli sponsor saranno meno disposti a finanziare le sue gare, e gli scommettitori meno inclini a puntare su di lui.

Uscire dallo sport vorrebbe dire ritrovarsi da soli a giocare a solitario in parrocchia.

Ricapitolando, lo spread è il valore di un atleta misurato in base al tempo che lo distanzia dal primo classificato.

La buona notizia è che non è necessario. L’importante è capire a grandi linee di cosa si tratta, per poter seguire anche le vicende politiche degli ultimi giorni.

Non importa che tu sia leone o gazzella, quando sentirai parlare di spread dovrai solo iniziare a correre!

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