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Corso di Laurea Universitario per Influencer, Degrado o Futuro?

Gianfranco Maselli 18-08-2018 133

Sono lontani quei momenti quando la scelta di una facoltà universitaria umanistica provocava turbamenti e banali definizioni da scienze delle merendine, quando la vita era difficile per uno studente di ateneo e si poteva prendere lettere moderne garantendosi almeno un po' di scherno.

Sono lontani quei momenti principalmente perchè il mondo e il lavoro si evolvono e, con essi, muta anche l'ambito accademico, arricchendosi non più come un tempo di sole sfumature disciplinari, di corsi di laurea sempre più teorici e poco pratici, di indirizzi specifici o assai pittoreschi dall'incerto sbocco lavorativo, ma anche di facoltà universitarie completamente nuove e innovative.

 

Sono lontani quei momenti perchè queste nuove facoltà tracciano un percorso verso inedite formazioni professionali ancora dure da digerire e comode da schernire (soprattutto se molto remuneritive per qualche pioniere oggi) e abbracciano argomenti di studio che, forse, non siamo ancora pronti a definire tali.

Parliamo dunque dell'Università Autonoma di Madrid (UAM) e dalla scelta del rettore e dei docenti di istituire un corso di laurea per fashion blogger.

Che cos'è, precisamente, un fashion blogger?

Il rettore e i docenti stanno vivendo un momento loco? Gli spagnoli, oltre a non saperci fare coi film, coi telefilm e con le soundtrack estive poco originali hanno poca dimestichezza anche con la gestione degli spazi accademici e la loro didattica?

Andiamo a scoprirlo, cari Millennials.

Il fashion blogger, o influencer secondo una terminologia più ampia che non abbraccia solo il campo della moda, è di solito il curatore di un blog costruito sui social (solitamente lo spazio più quotato al momento è Instagram) che, forte di un grande seguito mediatico nei suoi post, riceve compensi da brand vari per la sponsorizzazione di determinati prodotti all'interno delle pubblicazioni, che finiscono per godere dunque di grossa visibilità assieme al prodotto stesso.

Il corso di laurea incriminato si terrà all'interno della Escula de Inteligencia Economica in collaborazione con Ibiza Fashion Week e prenderà precisamente il nome di "Intelligence Influencer: Fashion and Beauty."

È opportuno sfatare qualche leggenda metropolitana che ha già cominciato ad orbitare attorno a questa freschissima news: il corso non ha l'obiettivo di insegnare a pubblicare un post su Instagram nell'orario più indicato,quali e quanti hashtag sparare in descrizione o quale filtro preferire fra il Melbourne, Jakarta o Drammatico (Toni caldi).

Gli argomenti studiati saranno psicologia della moda, comunicazione, social media managing e creatività.

Il corso di laurea che si proporrebbe si forgiare le Chiara Ferragni o le Huda Kattan del domani (l'ultima è attualmente la influencer più pagata al mondo con 18 mila dollari a post) sarà presieduto dalla stilista iberica Agatha Ruiz de la Prada e si propone di formare un' intera prima generazione di influencer accademicamente preparata come "risposta alla tendenza al declino del marketing tradizionale a fronte, invece, di un forte incremento di quello del settore social", come dichiarato daI portavoci della UAM.

Il social marketing è diventato realmente un oceano selvaggio senza regole, come tanti altri spazi figli della digitalizzazione che ci ha attraversato e continua ad attraversarci negli ultimi anni, bisognosi di essere regolati e di figure dalla attestata preparazione sempre più professionale.

In un mare così sconfinato, inesplorato, poco definitivo e spesso improvvisato Internet ha offerto su un piatto d'argento la possibilità a chiunque di cimentarsi con le più svariate professioni reinterpretate in chiave digitale, attività come il film making, la comicità, l'opinionismo, la critica di ampio genere, il giornalismo (si sto parlando di me) e, per ultimi e non meno importanti, la pubblicità e il marketing che hanno preso nuova vita grazie al web.

Sarebbe giunta l'ora dunque, secondo gli ambienti accademici spagnoli, di fare pulizia spazzando via la scarsa preparazione e l'illegalità mostrata da alcuni, di debellare i software bot che si celano dietro fittizi fashion blogger e preparare dei veri e genuini inluencer che restringerebbero il settore, disciplinandolo e professionalizzandolo con un nuovissimo modus operandi accademico.

Cosa ne pensate cari Millennials?

L'influencer puà essere definita una professione a tutti gli effetti tanto da meritare un corso di laurea che prepari adeguamente chi aspira al settore? Si tratta di una bimbomichiata? Vi rode che la Ferrragni debba guadagnare 14 mila euro per ogni post che pubblica mentre noi ci sforziamo di fare delle Instagram stories eccezionali ma continuamo a comprare gli stock di calzini da Porta Portese?

Fatecelo sapere condividendo questo articolo e dicendo la vostra in descrizione!

 

N.B. Non sono previsti compensi per la condivisone del presente articolo sui social. Vi paghiamo in gratitudine.

 

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