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L'Effetto Spettatore: Colti di Sorpresa Non Aiutiamo gli Altri

Micol Weisz 11-06-2018 158

Chiunque, inconsapevolmente o meno, è stato oggetto dell'effetto spettatore. In una situazione di emergenza istinto morale, buonsenso ed empatia suggerirebbero infatti di intervenire e soccorrere chi si trova in difficoltà, ma più spesso di quanto si pensi entra in gioco l'effetto spettatore.

Quante volte l'opinione pubblica si è scagliata contro la folla egoista e insensibile rimasta a guardare di fronte a scene di violenza? È proprio un fatto di cronaca che, nel 1968, indusse gli psicologi statunitensi John Darley e Bibb Latané a studiare il comportamento dell'individuo e del gruppo di fronte ad una situazione di emergenza e a coniare quindi il termine effetto spettatore.

Quattro anni prima Kitty Genovese, ventinovenne di New York, era stata uccisa a pochi passi da casa da un uomo che l'aveva accoltellata ripetutamente per circa mezz'ora. Nonostante le urla della donna, gli abitanti del vicinato, pur assistendo all'omicidio, non intervennero, evidentemente colpiti dall'effetto spettatore.

Casi di questo tipo non mancano di certo e anzi recentemente, la reazione degli avventori del bar devastato qualche mese fa da due membri del clan Casamonica, rimasti impassibili mentre una donna veniva colpita  più volte mentre provava a reagire alla violenza verbale e fisica di due uomini, ha dimostrato la portata dell'effetto spettatore.

Ma in cosa consiste a livello psicologico l'effetto spettatore? 

A seguito dei loro studi Darley e Latané dimostrarono il fenomeno in laboratorio senza che i risultati degli esperimenti lasciassero dubbi: più numeroso era il gruppo di chi assisteva ad una situazione di emergenza, più bassa si rivelava la percentuale di intervento.

È chiaro quindi come l'egoismo comunemente inteso centri ben poco, sono altri i fattori scatenanti dell'effetto spettatore. Vediamo cosa provoca il cosiddetto bystander effect.

Molto probabilmente, trovandoci da soli di fronte a qualcuno che ha bisogno d'aiuto, non impiegheremmo troppo a decidere come agire. Qualora però aumentasse il numero delle persone che assistono alla scena, scatterebbero diversi meccanismi alla base dell'effetto spettatore.

Determinante per quanto riguarda l'effetto spettatore è la diffusione della responsabilità: l'effetto spettatore porta chiunque si trovi in gruppo a deresponsabilizzarsi e a pensare che altri potrebbero intervenire al suo posto.

Contemporaneamente però le vittime dell'effetto spettatore diventano l'una per l'altra modello di passività e lentamente nella mente degli astanti si fa strada l'idea che se nessuno interviene, evidentemente non ce n'è bisogno.

È dunque la presenza del gruppo il presupposto fondamentale perché si verifichi l'effetto spettatore. Tra le altre cause del fenomeno, oltre al timore per la propria incolumità inibito o meno dall'empatia, l'ansia sociale induce gli spettatori a mettere in dubbio le proprie convinzioni circa la gravità della faccenda e a temere che un intervento immotivato possa risultare fuori luogo.

Insomma, almeno nella maggior parte dei casi, è l'effetto spettatore che impedisce a molti di soccorrere prontamente chi ne ha bisogno e non, come si era detto ai tempi del caso Genovese e si sente ripetere quotidianamente, una profonda crisi dei valori o l'individualismo dilagante delle nuove generazioni.

C'è da dire tuttatvia che l'effetto spettatore non costituisce una legge universale e infallibile e sebbene sottrarsi a meccanismi sociali come l'effetto spettatore risulti difficile, essere al corrente di come comportarsi in situazioni di emergenza e seguire le proprie intuizioni porta a liberarsi dai vincoli dell'effetto spettatore e ad agire il più efficacemente possibile.

Questo per una società che non sia spettatrice ma umana e quindi, per natura, solidale.

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