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L' Europa ha perso la bussola

Gianfranco Maselli 11-06-2019 78

Tratto da un articolo di Roberto Savio, in collaborazione con “Other News – Voices Against the Tide” 
Per leggere l’articolo originale clicca qui ; Per la versione inglese qui 

 

Normalmente continuereste a pagare una persona per lavorare sapendo che trascorre il tempo per strada inneggiando a slogan dispregiativi contro di voi e i suoi colleghi?

Continuereste a dargli fiducia se sventolasse rosari, bibbie e crocifissi per legittimarsi sacralmente e sponsorizzasse i suoi post su facebook spendendo 124 mila euro in un mese parlando poi di giustizia ed equità sociale?

Evidentemente si, considerando l’esito delle ultime elezioni europee.

E se invece di mantenere l’armonia all’interno del palazzo dove si trova il vostro ufficio insieme a tanti altri questa attitudine malsana cominciasse a diffondersi a macchia d’olio nel giro di pochi anni, in tutti gli altri uffici che vi stanno attorno, ve ne accorgereste?

Scegliereste la strada dell’armonia piuttosto che buttare benzina sul fuoco?

Evidentemente no, considerando l’esito delle ultime elezioni europee.

Mentre scrivo mi chiedo se non ci sono andato giù troppo pesante. Di solito comincio in modo più sarcastico e ironico ma qui c’è ben poco da ridere, visto che ho passato la mattinata del 27 Maggio a fissare il pavimento della mia cucina per un’oretta.

In più era anche Lunedì e avevo finito il caffè. Immaginatevi il dolore.

La maggioranza degli italiani e degli europei non solo ha riconfermato dei governi fatti di polemiche, bisticci da scuola dell’obbligo, meme, antagonismi con l’Europa e lacune in matematica ma ha raddoppiato i loro consensi in modo esplosivo come nel caso della Lega in Italia, schizzata dal 17% al 34%.

Ma analizziamo le cose con calma. Ora che ho comprato il caffè dovrebbe risultare più semplice, anche per me.

Si fanno chiamare sovranisti e di base condividono con sempre più paesi un nazionalismo tinto di razzismo, una buona dose di xenofobia e antipatia verso altre minoranze, un uso di superiorità morale per dipingere l’avversario come un nemico del popolo rappresentato da loro stessi e un lotta contro qualsiasi trattato o struttura internazionale che abbia eliminato il sovranismo dal loro paese.

Quella frase Trumpiana ormai diventata un cult, “Prima il mio paese”, echeggia forte in tutta Europa.

Sta emergendo una disputa che non è più tra sinistra (La sinistra? Esiste ancora? Cos’è? È un piatto tipico regionale?) e destra ma è tra coloro che sono per la loro nazione e coloro che patteggiano per la globalizzazione.

Questa è, comunque, una manipolazione grossolana e, di conseguenza, urge indagare l’origine delle idee di sovranismo e di globalizzzazione, assieme ai concetti su cui si fondano.

Le nazioni sono la base sulla quale costruiamo le relazioni internazionali e la nostra identità.

Il principio di Nazione si costituisce su un pensiero di per sè legittimo e su di esso si è basata la costruzione del Multilateralismo e delle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite nascono sull’idea di sviluppo, un concetto che è esattamente l'opposto della globalizzazione dei mercati.

Infatti quest’ultima, di base, è una strategia atta invece ad eliminare la sovranità nazionale in modo da impiegare al massimo i capitali e gli investimenti in modo libero, supportando il sistema transnazionale e puntando alla creazione di un mercato libero.

Prestando fede all’idea di sviluppo e partecipandovi, tutti i cittadini sarebbero stati meglio. Secondo la globalizzazione, invece, tutti avrebbero avuto di più.

Ma queste due idee diverse, nel tempo, sono degenerate.

Con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la dichiarazione di morte delle ideologie, i vincitori indicarono la globalizzazione come l’unica strada da seguire senza alcuna alternativa, come recitava lo slogan spesso usato da Margheret Tatcher e abbreviato in T.I.N.A. (There Is No Alternative!).

Come previsto nel Consenso di Washington del 1989, il ruolo della Nazione si ridusse il più possibile per dare via libera ai movimenti di capitale creando, tuttavia, un mercato selvaggio e senza regole dove la globalizzazione è stata formulata in nome del profitto e dove gli unici imperativi rimanevano un generale appiattimento e un' avidità di ricchezza senza fine.

È stato costruito un mercato destinato ad implodere.

Nel 1999, con l’eliminazione da parte di Clinton della differenza tra conto bancario di deposito e conto di investimento e i pesanti danni ai piccoli risparmiatori, questa implosione ha generato l'inizio della crisi finanziaria che conosciamo bene e di cui soffriamo ora.

Nel fallimento della globalizzazione dei mercati e di una politica sempre più asservita alle banche siamo giunti a fare le spese dei crack bancari pagando tasse sempre più elevate garantendoci, però, un tenore di vita peggiore.

Abbiamo assistito all’accettazione della globalizzazione da parte della sinistra, che ha cercato di cucirle addosso una faccia umana per renderla meno dannosa, alla scomparsa di un dibattito basato sui valori e al conseguente incremento di consenso per il polo opposto alla globalizzazione: per i leader “sovranisti” attuali che conosciamo bene.

Dopo lo sdegno per l’esito della globalizzazione dei mercati, quanto però questi leader possono essere realmente fedeli all’idea di sovranismo descritta qualche paragrafo fa e, soprattutto, interessati alla nostra ricrescita?

Quanto può essere in linea con l’idea di sovranismo un mondo in cui il costo della pubblicità pro capite supera quello per l’istruzione, in cui persistono paradisi fiscali con almeno 40 trilioni di dollari, le cui tasse, se pagate alle nazioni, supererebbero il costo totale di tutti i programmi a lungo termine delle Nazioni Unite?

Mentre tutto va a quel paese, gli elettori ormai sono stati completamente plagiati e sembrano aver raggiunto un punto in cui trascurano un imperativo essenziale nella politica: non fidarsi mai di quelli che ti hanno mentito, a prescindere da qualsiasi orientamento politico.

E prendiamo dunque come esempio 3 top player a tal proposito: Italia, Gran Bretagna e Lituania.

Cominciamo dal Bel Paese e dalle menzogne di questo “cambiamento” sovranista al governo che si ostina ad ignorare il limite del deficit imposto alla commissione Europea, fissato al 3% del deficit di bilancio.

Salvini e Di Maio hanno messo in scena una penosa ritrattazione cercando di forzare la Commissione ad accettare un bilancio squilibrato e costrigendola a cambiare le regole ma, in realtà, ignorando non tanto l’economia ma la matematica.

Nell’indifferenza più totale verso l’approvazione del prossimo bilancio, il governo del cambiamento continua a parlare alla pancia di cittadini, non trattandoli più come tali ma come massa popolare e disordinata da manovrare e spremere come limoni e a prendere sotto gamba lo spread che ora è cresciuto ancora fino a 290 di differenza coi tedeschi.

Probabilmente lo avrete capito meglio voi Millennials in cosa consiste questo spread ( > “Lo spread spiegato a un bambino” ) e non la vice ministra dell’economia Laura Castelli che in un dibattito politico televisivo ha smentito Carlo Padoan, ex ministro dell’economia e membro del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea, della Commissione Europea e della Banca Mondiale.

Per la Castelli l’aumento dello spread tra Italia e Germania non deve essere temuto e non ha impatto sull’economia reale e sulla crescita degli interessi dell’enorme debito italiano. Padoan, spaventato, ha provato a correggerla ma niente e allora continuiamo così, facciamoci del male.

Sembra che gli italiani si fidino davvero tanto della Castelli o di un politico come Matteo Salvini che ha trascorso nel suo ufficio di ministro degli interni appena 17 giorni in tutto l’anno, preferendo andarsene in giro a fare campagna elettorale o battibeccare con un ministro del lavoro che, prima del suo mandato, contava solo un lavoro nel suo curriculum: lo Steward presso lo Stadio del Napoli.

Ma ci rendiamo conto in che tempi magici viviamo?

Proprio Salvini ha basato una fetta enorme della sua campagna elettorale sulla paura dell’immigrazione, dimostrando come basti parlare alla pancia degli elettori e distrarre la loro attenzione dalla realtà per accumulare consensi.

L’Italia ora ha 5 milioni di stranieri, cifra che include 500.000 studenti, nati italiani da genitori stranieri.

Gli immigrati illegali ammontano a 670.000 e verso di loro, in questo ultimo anno e mezzo, non è stata fatta alcuna azione reale ma semplicemente iniziative di propaganda e facciata come chiudere i porti e associare a questa chiusura una sicurezza interna.

Ma quello che conta non è fare ma spremerci, giusto? Avvelenare il nostro già infettato sangue cattivo, spingerci contro le differenze, portarci alla paura e, alla fine, al voto.

Il secondo esempio è la Gran Bretagna.

Non solo lì si mangia malissimo ma se la passano anche loro parecchio malaccio, dovendo fare i conti con menzogne dilaganti e strumentalizzate.

Il nostro top player in questo caso è Farage, paladino della Brexit e iniziatore di una campagna elettorale pre referendum basata su informazione chiaramente false come quella dell’imminente invasione della Gran Bretagna da parte di 76 milioni di Turchi.

Non è da meno Boris Johnson che si è inventato la bufala dei 350 milioni di Euro destinati al Sistema Sanitario del paese ma settimanalmente trasferiti all’Europa. Vi sembrerà surrealista ma qualcuno ci ha creduto sul serio e non siamo in un quadro di Salvador Dalì.

Ma quello che conta non è fare ma spremerci, giusto? Avvelenare il nostro già infettato sangue cattivo, spingerci contro le differenze, portarci alla paura e, alla fine, al voto.

L’ultimo fantasmagorico esempio ce lo porta la Lituania. Il partito dei Farmers e quello dei Greens Union hanno brandito la bandiera dell’anti immigrazione e hanno vinto facilmente.

Le convinzioni erronee attecchiscono nonostante il paese sia in costante calo demografico e abbia perso 2 milioni di abitanti negli ultimi 30 anni a causa dell’emigrazione giovanile e nonostante i dati politici sull’immigrazione non siano poi così reali.

Lo scorso anno questa fantomatica invasione era infatti di 54.000 persone, di cui il 69% era composta da  lituani che tornavano in patria. Degli immigrati reali, tutti sostanzialmente dall’Europa dell’Est e Centrale, gli arabo-africani erano appena 208 e 120 di loro hanno già lasciato il paese.

Ma, si sa, siamo nel momento storico in cui la realtà non ha più alcun valore e contano di più i sentimenti, come la passioni che parlano alla pancia dei cittadini ucraini che hanno eletto il comico Zelensky o quelle di quel 43% di donne che ha eletto un campione di misoginia come Donald Trump presidente di un paese che, giusto qualche decennio prima, è stato la culla del Femminismo.

Ma quello che conta non è fare ma spremerci, giusto? Avvelenare il nostro già infettato sangue cattivo, spingerci contro le differenze, portarci alla paura e, alla fine, al voto.

L’avidità e la paura sono diventati i più importanti elementi del cambiamento che ha cancellato il dibattito basato sui valori e sta tratteggiando lo schizzo sempre più nitido di una nuova società fondata sulla competizione, sul successo individuale, sulla ricchezza alla base delle relazioni sociali.

Il multilateralismo, la pace come valore e la cooperazione nazionale non esistono più.

Donald Trump ha messo in piedi un incendio che ha incredibilmente attraversato l’Atlantico arrivando fino in Europa e trovando forze politiche pronte a mantenerlo vivo gettando benzina sul fuoco.

Questa Nuova Destra attua politiche basate sull’accumulo di ricchezza, fa paura e ha completamente strumentalizzato il concetto di differenza, incarnato oggi negli immigrati e nelle minoranze, facendone il nemico da distruggere.

Un’ Europa sempre più frammentata e divisa si profila all’orizzonte. Le comunità rurali attaccano quelle urbane, le élites sono diventate le nemiche del vero popolo, qualsiasi accordo internazionale è indossato da sempre più paesi come una camicia di forza e dunque le stesse Nazioni Unite sono diventate un pericolo di indebolimento per il sovranismo di questi paesi.

Forse è opportuno fermarci qui.

Le idee politiche vanno e vengono nella storia e anche questa ventata di sovranismo privo di sostanza, sebbene abile a parlare alla pancia degli elettori e a smuovere i loro sentimenti, un giorno finirà.

Proprio alla luce di questo la vere domande sono: in futuro il genere umano sarà in grado di rigenerare un sistema politico basato sui valori?

Prima che ciò accada, la Nuova Destra con il suo nazionalismo porterà a guerre e sangue o ci saranno semplicemente mattinate senza caffè e con tanta amarezza sulle spalle come quella di Lunedì 27 Maggio?

CI troviamo di fronte ad un rischio drammatico: se la risposta alla prima domanda dovesse essere no la gente che avrà perso la speranza e la fiducia nella politica e nel sovranismo tenderà a cercare una via di uscita dal caos in altri paladini forse ben peggiori, in un “Uomo della Provvidenza”, come Pio XI definì Benito Mussolini e, in quel caso, aver finito il caffè sarebbe il nostro ultimo problema.

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