#BEMILLENNIAL
Login Link Facebook Link Instagram

I Migranti Non Sono un Pericolo, Sono in Pericolo.

Rosa Brunone 22-06-2018 53

La verità sulla immigrazione in Italia, ed Europa.

 

Recentemente il dibattito politico e l’attenzione dei media si sono focalizzati particolarmente sulla questione dell’immigrazione irregolare, talvolta creando un allarmismo eccessivo. Questo come conseguenza in parte della controversa scelta degli ultimi giorni del Governo di chiudere i porti italiani alle ONG straniere e, in parte, per via del propagandare politico di alcuni partiti del centro-destra, su tutti la Lega, che ha ottenuto la maggioranza assumendo posizioni intransigenti verso il fenomeno migratorio ed esaltando i rischi connessi ad un "invasione" in corso.   

Ma quali sono realmente i dati registrati in Italia sull’immigrazione?

Immagine che contiene screenshotDescrizione generata con affidabilità molto elevata

Questi dati forniti dal ministero dell’interno mostrano come in realtà, al momento, non stiamo subendo un’invasione di massa diversa da quella già vista negli anni precedenti.

Altre "fake news" da smentire riguardo i migranti

  • Vitto e alloggio di lusso.

Quando i posti Sprar non sono sufficienti (come accade sistematicamente) vengono creati centri di accoglienza straordinaria (CAS).

Naturalmente chi pensa che in questi luoghi  le giornate trascorrano tra una spa e un solarium non ha mai avuto la possibilità di visitare questi casolari che rasentano spesso gli standard minimi di dignità. Di fatto questa accoglienza non deve costare più di 35 euro al giorno per persona, quei 35 euro che non sono l'ormai noto “stipendio da immigrato” ma spese per la gestione dei centri.

Quello di cui realmente beneficiano i migranti è il cosiddetto Pocket Money una somma di 2,5€ al giorno per la sopravvivenza quotidiana.

  • Ci rubano il lavoro

In merito ho dell’ironia da fare, quando la mattina vado al lavoro mi capita più di pensare che ci rubino il posto sulla metro che il posto di lavoro.

A meno che l’ambizione diffusa dell’italiano sia diventata sottoporsi al caporalato o vendere occhiali da sole sulla spiaggia, agli immigrati restano lavori non qualificati che gli italiani non vogliono fare, e in più sono disposti ad accettare condizioni lavorative che rasentano lo schiavismo.

A loro volta, i redditi netti mensili degli immigrati sono inferiori del 26% rispetto a quelli degli italiani, un divario salariale che va a calcare maggiormente quello sociale e culturale.

Da qui una considerazione sul tipo di domanda di lavoro di un paese che riflette il livello di istruzione della popolazione autoctona: l’Italia è il paese con il più basso tasso d’istruzione Europeo. Un fattore che non tende di certo ad attrarre una forza lavoro straniera più qualificata ed istruita. Quindi, in ossequio al primo articolo della Costituzione, che cita “Repubblica fondata sul lavoro”, è necessario liberare la parola lavoro da attributi come dequalificato, nero, illegale, sottopagato e la risposta può essere ancora una volta l’integrazione.

Un graduale inserimento nel mercato del lavoro può trasformare l’immigrazione da problema a una potenziale risorsa economica per il nostro paese.

  • Sono troppi

Se un’idea può essere opinabile, la matematica non lo è.                                                                                                              I rapporti demografici sul nostro paese evidenziano come in Italia in 10 anni la popolazione diminuirà di 1.8 milioni, e ciò significa per il nostro Paese il non essere più in grado di garantire la necessaria capacità produttiva e sostenere l’attuale sistema previdenziale.

Il caso di Riace, Comune della Calabria che alla metà degli anni Novanta ha cominciato a risentire gli effetti di un pesante spopolamento, ci mostra come la massiccia accoglienza di profughi ha consentito non solo di ripopolare, ma anche di far rivivere il paese e la forza lavoro straniera ha controbilanciato il vuoto occupazionale.

Quindi sono troppi o troppo pochi? Spesso è una valutazione percettiva.                               

 

 

L’Unione Europea cosa fa.

Niente. Questo è cioè che sostiene l’opinione pubblica nazionale attribuendo all’Unione la responsabilità di non intervenire sufficientemente per difendere le frontiere Italiane che sono pur sempre frontiere comunitarie.

In Europa in questo momento è in corso una rinegoziazione del trattato di Dublino in particolare sull’ articolo 13. “Quando il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale”, significa che la responsabilità dei richiedenti asilo è in mano unicamente ai paesi di primo sbarco.

Di conseguenza è facile comprendere come una tale normativa possa gravare su un paese geograficamente esposto come il nostro che si trova a gestire i più consistenti flussi migratori da solo. Nel nuovo regolamento di Dublino - il Dublino II- si sta cercando di trovare un compromesso solidale per superare il vincolo dei paesi di primo approdo con il principio del Fair Share, ovvero una distribuzione più equa dei migranti nei paesi membri in base al rapporto Pil/popolazione, sancendo una penale dai 25 ai 35mila € per i paesi che si tirano indietro.

Il problema è che l’Europa è un progetto che nasce sull’economia e non sulla solidarietà.

Da queste analisi appare che l’immigrazione sia un mero problema politico, risolvibile al tavolo della politica. Ma la verità è che su questo tema stiamo subendo un grave ritardo culturale e sociologico che non permette di comprendere i profondi cambiamenti portati dalla globalizzazione.

Un fenomeno simile all’“effetto farfalla” teorizzato da Lorenz, secondo il quale il battito d'ali di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo… In egual modo una catena di errori, commessi da vari responsabili della politica mondiale, ha provocato in altre zone del mondo scenari di inaudita violenza, da cui ora, si trovano costrette a fuggire migliaia di persone.

 

 

Condividere un'idea significa renderla più forte e quando un'idea prende forza la sua eco può raggiungere luoghi lontani...
Condividi con gli altri e prendi parte a questo grande movimento! #bemillennial

TENDENZE