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La Censura Fascista Colpisce la Street Art

Francesco Leone 17-04-2018 115

Nessuno si azzardi a sporcare un muro con la vernice spray. O meglio, a non sporcare di riflesso qualche poltrona di velluto.

La pancia del popolo gorgoglia, meglio che non si agiti troppo, che non si tiri su un casino.

Incredibile la coordinazione e la celerità con cui agenti di polizia di stato, municipale, carabinieri, addetti al decoro, servizi segreti e chi più ne ha più ne metta si mettano in moto per rimuovere i murales satirici che di notte prendono vita tra i vicoletti delle nostre città.

L’ultimo episodio di “Io sono censura – Rome edition” ha visto la rimozione della caricatura dei “Bari” di Caravaggio a cui erano state trapiantate le facce di Berlusconi, Di Maio e Salvini; ma stessa sorte era toccata al bacio tra Salvini e Di Maio all’indomani delle elezioni politiche, così come a Giorgia Meloni e il suo bimbo adottivo africano. Nemmeno i due Francesco più amati di Roma, Bergoglio e Totti che lanciavano messaggi di pace e amore sono stati risparmiati.

La pancia del popolo mormora, e dalle strade vengono lanciati piccoli segnali di rappresaglia urbana da artisti coraggiosi. Che poi infondo non si tratta di rappresaglia, non c’è nessun incitamento all’odio o alla violenza, nè tantomeno alla ribellione non moderata.

E’ una protesta intellettuale, è il tentativo di far riflettere passanti troppo impegnati e distratti su questioni nazionali che hanno ad oggetto personaggi influenti della storia presente, che hanno la responsabilità (e per questo possono e devono essere giudicati) di prendere decisioni sulla res publica.

La nostra Costutuzione recita:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. […] Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume". ART. 21.

E anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ci dice:

"Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere". ART. 19

Premesso il fatto che la normativa italiana in materia di street-art (che si chiama Art perché in alcune opere c’è la stessa forza espressiva e comunicativa di una Gioconda di Leonardo) è carente, perché sebbene siano contemplati e previsti dei muri dedicati su cui gli artisti possono esprimersi liberamente, non tiene minimamente conto della necessità di rottura di cui si nutre questo movimento, che per comunicare ad un pubblico distratto deve necessariamente ricorrere all’effetto sorpresa.

Una domanda, poi, sorge spontanea: come mai le nostre metropoli sono sporche, imbrattate, sudicie e il servizio di pulizia e decoro è lento e farraginoso (nonché inefficace stando a vedere i risultati) mentre quando si punzecchia con bomboletta qualche poltrona delle alte sfere sono tutti immediatamente agili e scattanti e pronti a obbedire sull’attenti rimuovendo e lucidando il “corpo del reato” in pochi minuti?

Per come la vedo io si tratta di censura fascista, vero e proprio Fascismo importato nella forma d'arte più in voga dei giorni nostri, inteso nella sua accezione più negativa: il condizionare ed eliminare sul nascere dal bagaglio culturale di un popolo la possibilità di una riflessione critica.

Se il servizio di decoro urbano di Roma Capitale rimuovesse con la stessa celerità tutte le nuove scritte che vandalizzano ogni notte la città eterna ovviamente non mi sarei mai permesso a scrivere questo articolo, ma l’indirizzo mirato di queste azioni di censura secondo me è un fatto grave, su cui tutti noi dovremmo prendere una posizione netta.

Viva la libertà di espressione, viva la streetart!

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