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5 METODI DI STUDIO MIGLIORI DEL TUO (E 5 DA EVITARE)

Alessandra Carraro 05-01-2018 727

Dimenticate tutto quello che avete sempre pensato di sapere sui metodi di studio. Per contrastare quella che, secondo alcuni, è una crisi del sistema scolastico a livello più o meno internazionale, John Dunlosky della Kent State University (Ohio, USA), ha stilato una classifica dei dieci metodi di studio più diffusi, in base alla loro utilità ai fini dell’apprendimento (sono comodamente schematizzate alla fine dell'articolo, però in inglese).

La nostra speranza è che questa monografia migliori l’apprendimento degli studenti, non solo facendo una panoramica di quali metodi di studio hanno più probabilità di essere efficaci nella maggior parte dei casi, ma anche incoraggiando i ricercatori a continuare l’indagine delle tecniche più promettenti (..) L’obiettivo di questa monografia è incoraggiare gli studenti a trovare il metodo più efficace per portare a termine un determinato compito.  (John Dunlosky et al.)

Per riuscire a trovare tecniche che siano più utili possibile a più studenti possibile, Dunlosky e il suo team hanno classificato i dieci metodi di studio più diffusi basandosi su quattro variabili: condizioni di studio, caratteristiche dello studente, materiali e “criterion task”.

Le condizioni di studio comprendono le varie modalità in cui le nozioni vengono in primo luogo acquisite ed elaborate (leggendo o ascoltando, volontariamente o involontariamente, da soli o in gruppo). Le caratteristiche dello studente spaziano tra età, conoscenze pregresse, interessi, motivazione. 

I materiali possono essere vocabolari, appunti, schemi, mappe. Infine, i “criterion tasks” individuano le modalità e i criteri in base ai quali l’apprendimento viene verificato: problem-solving, test in classe, domande a crocette.

Ora entriamo nel merito: quali sono questi dieci metodi di studio e quali di questi sono i più utili?

1. Practice Testing (Utilità Alta)

I metodi di studio con utilità alta possono portare vantaggi a studenti di tutte le classi, con diverse abilità, e migliorare il loro rendimento scolastico.

Il practice testing prevede che lo studente verifichi di aver assimilato l’informazione attraverso prove pratiche. Per esempio, rispondendo a delle domande sull’argomento, facendo esercizi o esperimenti per verificare la teoria, traducendo un testo in un’altra lingua o individuando sinonimi delle parole chiave.

Se vedevate le verifiche solo come una cosa da evitare come la lebbra, è il momento di ricredersi. Verificare il livello di conoscenza è un modo per imparare.

2. Distributed Practice (Utilità Alta) 

Letteralmente “Pratica Distribuita”, questo metodo vuole che le attività di studio siano distribuite in un arco di tempo.

Nella storica lotta tra “studio un po’ alla volta” e “faccio il chiusone una settimana prima”, la ricerca di Dunlosky prova una volta per tutte che la tanto amata “chiusa”, a parità di tempo di studio, è meno efficace. Studiare giorno per giorno permette non solo di imparare meglio, ma anche di dimenticare meno le informazioni nel lungo termine.

"Grazie al cavolo", penserete voi, ma forse adesso che lo (ri)dice la scienza saremo tutt più motivati a rivedere i nostri programmi di studio. 

3. Elaborative Interrogation (Utilità Moderata)

I metodi di studio classificati con “Utilità Moderata” portano vantaggi evidenti, ma la loro efficacia è limitata ad alcune condizioni particolari (in presenza solo di alcune variabili e non di altre), dunque non promettono risultati in ogni circostanza. Nelle giuste situazioni, però, sono estremamente consigliati.

Il metodo di “interrogarsi in modo elaborato” consiste nel porsi delle domande sul significato di quello che stiamo cercando di studiare, e darsi delle risposte che richiedano un ragionamento su ciò che si è letto.

Non si tratta semplicemente di leggere e capire, ma di auto-verificare una reale comprensione dell’informazione, e questo richiede uno sforzo nell’elaborare e ri-elaborare i testi.

In altre parole, non accontentatevi di quello che leggete, ma chiedetevi sempre “Perché?”, e cercate di darvi una risposta.

4. Self-Explanation (Utilità Moderata)

Tra i metodi di studio di utilità moderata, quindi efficace solo in alcuni casi, troviamo l’”auto-spiegazione”, intesa come il creare dei collegamenti tra nuove e vecchie informazioni: Come si collega quello che ho appena imparato e quello che già so?

Poiché questa tecnica richiede che lo studente sappia spiegare il perché dei vari step del processo di apprendimento, la Self-Explanation può rivelarsi molto utile anche in situazioni in cui ci troviamo di fronte a un problema da risolvere (problem-solving).

5. Interleaved Practice (Utilità Moderata)

Traducibile letteralmente con “pratica interfogliata”, che però non significa nulla. Il metodo in questione si riferisce piuttosto a uno “studio intrecciato”, che cioè mette insieme diversi materiali e diversi sotto-argomenti in una stessa sessione di studio.

Facciamo un esempio: se devo studiare dieci regole di geometria sui triangoli, e capirne la logica, anziché studiarle una alla volta posso provare prima a impararle tutte a memoria, poi a capire come si applicano tutte alla figura del triangolo, poi imparare la dimostrazione di ognuna, e infine fare esercizi che applichino le formule in maniera, appunto, intrecciata.

6. Summarization (Bassa Utilità)

Paradossalmente, i metodi di studio più quotati risultano essere quelli meno utili, perché efficaci solo in un limitato numero di situazioni (cioè solo quando specifiche variabili sono presenti). Fare riassunti (summarization) è uno di questi.

I riassunti hanno certamente il vantaggio di selezionare solo le informazioni essenziali ed escludere quelle superflue. Inoltre, aiutano ad aumentare le capacità organizzative dello studente. Ma sono davvero utili per una performance scolastica ottimale? Secondo Dunlosky e il suo team, no. Nella maggior parte dei casi, riassumere "non è una buona idea".

7. Highlighting (Bassa Utilità)

Idem con patate per uno dei metodi di studio più popolari: evidenziare (o sottolineare, highlighting/underlining).

Anche se sottolineare ed evidenziare sono forse le due tecniche più comuni, Dunlosky sostiene che le ragioni per questa popolarità siano semplicemente che sono gli espedienti più facili da usare, non richiedono alcun allenamento o particolare sforzo mentale e non rubano molto tempo.

Un esperimento ha confrontato due gruppi di studio, solo uno dei quali ha sottolineato o evidenziato il materiale. Al termine dell’esperimento, il gruppo che evidenziava non ha dimostrato di aver appreso l’argomento meglio di chi non sottolineava.

Inoltre, gli studenti che partecipavano all’esperimento spesso in alcuni casi ricordavano meglio le informazioni che non avevano sottolineato, piuttosto che quelle evidenziate.

8. Keyword Mnemonic (Bassa Utilità)

Imparare a memoria le famose “parole-chiave” (keywords) potrebbe non essere così utile come abbiamo sempre pensato.

La ricerca dimostra che questo metodo è in alcuni casi difficile da mettere in pratica, sembra essere efficace solo quando il materiale da studiare è limitato e permette di ricordare le informazioni solo per un breve lasso di tempo.

9. Imagery use for Text Learning (Bassa Utilità)

Tradotto e spiegato: associare immagini mentali a parti di testo, mentre si legge o si ascolta.

I problemi associati a questo metodo di studio sembrano essere gli stessi legati a sottolineare e evidenziare: i vantaggi sono abbastanza limitati e non garantiscono una conoscenza solida.

A questo punto è bene fare un po’ di chiarezza: è innegabile che creare immagini mentali aiuti a memorizzare. Quello che questa ricerca tenta di dimostrare, tuttavia, è che spesso memorizzare e comprendere effettivamente il materiale di studio non sono la stessa cosa.

10. Rereading (Bassa Utilità)

Esperimenti hanno dimostrato che rileggere (rereading) risulta estremamente utile da un punto di vista quantitativo. Mi spiego: più si rilegge e più informazioni vengono immagazzinate, ma non c’è una vera selezione di quali informazioni sono importanti. Si rischia, quindi, di imparare moltissime nozioni, ma nessuna veramente significativa.

Ci sono anche sostenitori dei vantaggi “qualitativi” della rilettura. Alcuni studiosi ritengono che ad ogni rilettura si migliora anche la comprensione e quindi anche la selezione di informazioni importanti (sempre se prima, dico io, non vi annoiate a morte a rileggere sempre le stesse cose).

Nel complesso, mischiare i vari metodi di studio, in base al tipo di materiale e altri fattori, è la scelta migliore. C’è poi anche una considerazione soggettiva da fare, e cioè che siamo tutti diversi e forse non è possibile individuare un metodo oggettivamente e universalmente efficace per tutti gli studenti del mondo.

Ciascuno deve trovare la tecnica che gli permette di apprendere meglio e più velocemente, e questi dieci metodi di studio potrebbero servire da spunto per mettervi alla prova e magari migliorare il vostro rendimento scolastico. 

In ogni caso, il consiglio che John Dunlosky vuole dare a tutti è questo: “Students everywhere, put down those highlighters and pick up some flashcards!” (Studenti di tutto il mondo, mettete giù quegli evidenziatori e prendete delle schede!)

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