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Perché ho fatto il classico

Natalia Gildi 10-10-2017 71

Una lettera aperta che ho scritto alla mia professoressa di greco quando a maggio, due mesi prima dell’esame di maturità, mi ha chiesto: “ma tu perché hai fatto il classico?”.

 

Perché ho fatto il classico?
La risposta più spontanea è facile: perché volevo.
Nessuno me lo ha imposto, anzi, fin troppi mi hanno detto di non farlo. Fin troppi nel corso degli anni mi hanno detto di andarmene altrove. Ma io, all’idea che il classico “apre la mente”, ci credevo. E, strano a dirsi, sei difficili e tormentati anni dopo, ci credo ancora. Ci credo, al fatto che l’impostazione mentale e il tipo di cultura che mi ha dato il classico non li avrei avuti altrimenti.
Ho voluto fare il classico per scelta, ho voluto restarci per amore.
In sei anni, due scuole, troppi insegnanti, il mio amore per quello che studiavo, per le letterature, per le culture, non ha fatto che aumentare. Non è solo questione di leggere: il classico è un’attitudine.
Il mio percorso scolastico, nel suo insieme, è stato tutt’altro che facile; anzi, ritengo di poter affermare con cognizione di causa che gli ultimi sei anni della mia vita siano stati i più difficili, ma non per questo li considero sprecati, tutt’altro. In questi sei anni ho imparato tanto. Sono cresciuta. Sono cambiata. E per quanto accidentato penso che il percorso che ho fatto e il modo in cui l’ho fatto abbiano contribuito notevolmente – in maniera diretta o indiretta – a rendermi la persona che sono oggi.
Non mi è mai piaciuto lasciarmi trasportare dagli eventi; ho compiuto delle scelte, e ne ho pagato le conseguenze. E, alla fin fine, non sono pentita di nulla. Perché io sono le mie scelte, io sono i miei dolori, io sono ogni passo che ho compiuto.
Amo il classico.
Amo il classico e sono grata a me stessa per averlo scelto.
Amo il classico e sono grata a tutti gli insegnanti che ho incontrato sul mio cammino, nel bene e nel male: gli insegnanti che stimo profondamente a livello intellettuale, e con i quali tuttavia mi sono spesso scontrata; gli insegnanti che hanno reso una gioia l’idea di uscire di casa la mattina per andare a scuola; gli insegnanti che sono stati fonte d’ispirazione, che mi hanno capita e spinta e stimolata; gli insegnanti a cui ho voluto bene; gli insegnanti che non mi hanno dato nulla, se non la convinzione che se mai dovessi arrivare dall’altro lato della cattedra, tutto vorrò essere tranne che come loro. E non è poco.
Mi è successo spesso che mi chiedessero: ma allora perché hai fatto il classico? E ogni volta che succede è una coltellata. Che vuol dire, perché? Ho fatto il classico perché volevo. Ho fatto il classico per amore. Puro e semplice amore. E ogni volta che qualcuno mette in dubbio il mio amore, come per ogni amore, mi domando il perché di una tale incomprensione, e il mio cuore si spezza.

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